Aminoacidi come strategia per migliorare il recupero dei malati gravi

È possibile migliorare le funzioni nel corso di malattie gravi attraverso la nutrizione? Questa è una delle tante domande che si sono posti gli esperti di alimentazione, pediatria, oncologia e di altre patologie invalidanti riuniti durante l’evento per il VI Forum Multidisciplinare di Nutrizione dal titolo «Pianeta Nutrizione&Integrazione», tenutosi dal 25 al 27 giugno presso il Centro Convention «Stella Polare» di EXPO Milano 2015.

In alcune malattie croniche, la farmacologia a volte può non essere in grado di portare ad un recupero del danno o ad arrivare ad esprimere il massimo del recupero possibile. Per questo, è importante considerare a fianco ad una strategia terapeutica, un programma di riabilitazione fisioterapica e di alimentazione corretta ad hoc per la malattia cronica in atto. Gli aminoacidi essenziali, dati liberi o in forma di proteine, hanno dimostrato di modificare positivamente il destino clinico di persone affette da gravi alterazioni in quattro organi importanti: cervello, cuore, polmoni e reni. In ambito nutrizionale, quindi, la somministrazione di aminoacidi essenziali sembra essere la strategia più importante per ottenere una riabilitazione metabolica dei pazienti colpiti da malattia cronica.

Parlando di cervello, in particolare, possiamo distinguere tra trauma cerebrale, che porta a coma o a stato vegetativo, e danno cerebrovascolare, comunemente conosciuto con i termini di ictus o emorragia. In entrambi i casi, l’aggiunta di un intervento nutrizionale attraverso la somministrazione di aminoacidi essenziali sembra aumentare il recupero clinico di questi pazienti, rispetto al placebo.

Nel trauma cerebrale, ad esempio, la somministrazione per via endovenosa di 19gr di aminoacidi ramificati per 15 giorni, in aggiunta ai nutrienti richiesti per quelle condizioni, migliora le funzioni neuromotorie e cognitive delle persone colpite dal danno durante la fase avviata della malattia, cioè dopo 45 giorni dal trauma. Che il soggetto sia in fase di risveglio o in stato vegetativo sempre su una base traumatica, la somministrazione di aminoacidi essenziali ramificati potenzia il recupero del danno e porta a un netto miglioramento dello stato vegetativo, creando un valore aggiunto agli interventi di recupero normalmente applicati. «La terapia in questa tipologia di pazienti è strategica, perché sono proprio gli aminoacidi ad intervenire nello stress ossidativo e nel metabolismo del glucosio», sottolinea il professor Roberto Aquilani del Dipartimento di Biologia e Biotecnologie ‘Lazzaro Spallanzani’ presso l’Università degli Studi di Pavia. «In particolare, gli aminoacidi ramificati svolgono una grossa funzione di sintesi delle proteine nel cervello». Inoltre, nei casi di trauma cranico gli aminoacidi essenziali possono essere il substrato per la creazione di energia necessaria all’organismo, in sostituzione dell’ossigeno, possono regolare la trasmissione nervosa alterata attraverso il recupero dei neurotrasmettitori nei punti di connessione tra le cellule nervose danneggiate e inducono la produzione di fattori di rigenerazione nervosa.

Quando il danno al cervello è dovuto ad un evento cerebrovascolare, come  un ictus o una emorragia, la somministrazione di 20 grammi di proteine per 21 giorni ha portato ad un recupero neuromotorio. «L’aumento delle proteine nel cervello aumenta il recupero delle funzioni cerebrali perché quest’organo è fortemente sensibile alla sintesi proteica» spiega il professor Aquilani. Nel cervello si può avere una perdita della produzione di energia riducendo il flusso sanguigno nell’organo dell’80-85%, mentre se consideriamo come fonte di energia la sintesi proteica allora basta ridurla del 20-40% per avere un blocco energetico del cervello. Dopo un ictus, la richiesta di leucina nel punto del danno aumenta del 100%, quindi vuol dire che il cervello attiva la sintesi proteica per rimediare al danno. Mentre la somministrazione proteica determina un aumento del recupero delle funzioni vitali neurologiche, i carboidrati sembrano avere un effetto negativo. Questo è dovuto al blocco del metabolismo del glucosio nella zona del cervello interessata al danno entro il primo mese dall’evento traumatico.  «Bisogna, quindi, tenere conto anche di quale elemento nutrizionale stiamo dando alla persona colpita da malattia cronica perché potremmo addirittura aumentare il danno metabolico causato dalla malattia stessa», sottolinea il professor Aquilani.

Ma la somministrazione di aminoacidi essenziali può agire positivamente anche su altri organi coinvolti, indirettamente, nel danno celebrale. I dati clinici mostrano che durante l’immobilità i muscoli possono andare incontro a sarcopenia, cioè perdono le proteine che costituiscono le fibre e, di conseguenza, la forza e la massa muscolare. Nel caso di un ictus, le analisi cliniche dimostrano che nel periodo di immobilità i muscoli rilasciano un’elevata quantità di un aminoacido essenziale, la fenilalanina,indice che l`organismo sta consumando le proteine dei muscoli per ricavare l`energia necessaria a svolgere le diverse
funzioni. Dato che l’ictus può causare una paralisi di un braccio o una gamba, è necessario intervenire immediatamente dopo il danno per preservare il braccio e la gamba sani, che rappresentano l’appoggio su cui le persone colpite dal danno cerebrale costruiscono la propria riabilitazione. In questo, gli studi sulla somministrazione di aminoacidi essenziali hanno abbondantemente dimostrato la loro utilità nel recupero della forza muscolare nelle persone colpite da sarcopenia, sia causata dall’invecchiamento che dalla presenza di malattie croniche che portano a lunghi periodi di allettamento.

«Siamo abituati a considerare il muscolo come un tessuto. Nella clinica è il muscolo che regge in situazioni di stress metabolico la funzionalità di organi e i parenchimi, quindi deve essergli riconosciuta una importanza clinica e non solo preso in considerazione in casi di cachessia o di sarcopenia», sottolinea il professor Aquilani che conclude dicendo che «se riusciamo a conoscere gli aspetti metabolici deviati dalla malattia o dal contesto clinico, attraverso la nutrizione possiamo invertire in parte il danno altrimenti progressivo, specie nelle malattie croniche, e migliorare gli esiti clinici. La nutrizione può essere davvero un valore aggiunto per ripristinare lo stato anatomico o metabolico durante il decorso di malattie in particolare croniche».

Alessandra Gilardini, biologo, Ph.D. in Neuroscienze, Master in Comunicazione e salute nei media contemporanei

 

Fonte: Roberto Aquilani. Aminoacidi e recupero dei malati gravi. Presentazione orale a «Pianeta Nutrizione&Integrazione”,  VI Forum Multidisciplinare di Nutrizione, 25-27 giugno 2015, Centro Convention Stella Polare di EXPO Milano 2015.

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