Disfagia: attenti alla disidratazione

L’acqua è un elemento essenziale per la vita. Il nostro corpo è composto per il 60% di acqua, senza la quale potremmo sopravvivere solo per pochi giorni.
Le persone che hanno difficoltà ad assumere cibo e liquidi per bocca hanno più problemi a mantenere il giusto livello di liquidi corporei, ossia una corretta idratazione.  Pazienti immobilizzati nel letto o con una capacità limitata dei movimenti a causa di un ictus, di un intervento chirurgico o di malattie neurologiche che causano paralisi di gambe e braccia sono maggiormente a rischio di disidratazione, perché dipendono dagli altri per l’assunzione di cibi e bevande.
La disfagia, un disturbo della deglutizione che impedisce il corretto passaggio di liquidi dalla bocca allo stomaco, compare spesso nelle persone che hanno questi disturbi e aumenta ulteriormente il rischio di disidratazione.

Ictus e disfagia, coppia a rischio disidratazione
Uno studio condotto dall’Università della Florida Centrale in Orlando, Stati Uniti, ha valutato i fattori clinici che possono influenzare lo stato di disidratazione in pazienti con un ictus acuto e disfagia. I dati analizzati provenivano da 67 pazienti con ictus che avevano partecipato in precedenza ad un’analisi sullo stato di nutrizione e idratazione durante il ricovero a seguito dell’attacco ischemico. Tra questi, i pazienti con ictus e disfagia avevano un valore elevato del rapporto tra l’urea e la creatinina nel sangue, riconducibile a una situazione di disidratazione, rispetto ai pazienti  con ictus e non disfagici. Successivamente, i ricercatori hanno analizzato le possibili cause della disidratazione in questi pazienti: l’uso di farmaci diuretici, l’assunzione di liquidi per via parenterale, la nutrizione con sondino nasogastrico, la dieta orale e non orale. Il rapporto urea/creatinina al momento delle dimissioni dall’ospedale risultava aumentato nei pazienti che avevano ricevuto una dieta solida modificata o bevande addensate rispetto ai pazienti nutriti con sondino nasogastrico, indicando uno stato di disidratazione in questi pazienti. Lo studio, pubblicato su Dysphagia, sottolinea come la variazione dell’assunzione di liquidi o della dieta per la nutrizione dei pazienti con ictus e disfagia possono alterare lo stato di idratazione di questi pazienti e pone l’attenzione sul monitoraggio dell’idratazione in questo particolare tipo di pazienti.

 Come capire quando una persona è disidratata?
Ci sono dei sintomi, o campanelli di allarme, che possono segnalare il rischio di disidratazione:
·       Sete. Quando si ha sete vuol dire che si è già disidratati!
·       Bocca secca. Alcuni farmaci possono aumentare questa sensazione, ridurre la produzione di saliva ed esasperare il problema.
·       Spossatezza. Sentirsi stanchi dopo un’attività o nelle ore pomeridiane.
·       Vertigini. Sentire la testa leggera o avere dei capogiri sono sintomi di una moderata disidratazione.
·       Depressione o irritabilità. Sentirsi giù di morale o innervosirsi senza una ragione. La disidratazione provoca dei comportamenti indesiderati nelle persone che soffrono di demenza.
·       Urine scure o torbide. Più le urine sono scure e più è alto il grado di disidratazione.
·       Difficoltà ad andare in bagno. La stitichezza è un sintomo comune della disidratazione cronica.
·       Cambiamenti della pelle. Una pelle rossa o un po’ arrossata è un sintomo di disidratazione acuta, mentre una pelle secca indica una disidratazione cronica.
·       Nausea. Spesso la nausea toglie la voglia di bere liquidi con il rischio di disidratazione. In caso di nausea si possono bere piccoli sorsi di acqua fresca, non fredda.
·       Respiro accelerato. Questo sintomo, spesso accompagnato da un’accelerazione dei battiti del cuore, è segno di una grave disidratazione e chi li presenta entrambi deve rivolgersi subito al proprio medico.

Combattere la disidratazione nelle persone con disfagia
Chi soffre di disfagia è costretto ad assumere cibo e bevande opportunamente addensate. Gli addensanti utilizzati nella nutrizione delle persone con disfagia possono cambiare la consistenza e il sapore delle bevande, scoraggiandone il consumo e aumentando il rischio di disidratazione. Questi addensanti possono essere: 

  • Gelatine in polvere, che alterano la densità di cibi e bevande interferendo con il sapore originale degli alimenti
  • Gelatine  in  fogli, come la colla  di  pesce, che  richiedono  cottura  e  possono  essere  utilizzate per la preparazione di alimenti dolci e salati.
  • Fecola  di  patate  e  farine  di  cereali,  da  aggiungere  durante  la  cottura  di  alimenti  dolci  o salati
  • Farine istantanee indicate nell’alimentazione della prima infanzia, e i fiocchi di patate. 

Per evitare un aumento della disidratazione nelle persone con disfagia scoraggiate nell’assumere liquidi addensati, ci sono in commercio gelificanti in  polvere che possono essere aggiunte  alle  bevande  fredde  o  calde  senza alternarne significativamente il sapore. Questi prodotti permettono di riavvicinare la persona con disfagia alle quantità ottimali di liquidi necessari per una corretta idratazione e funzionalità dell’organismo.

Alessandra Gilardini, biologo, Ph.D. in Neuroscienze, Master in Comunicazione e salute nei media contemporanei.

Fonte: Crary MA, Carnaby GD, Shabbir Y, Miller L, Silliman S.Clinical Variables Associated with Hydration Status in Acute Ischemic Stroke Patients with Dysphagia.Dysphagia. 2016 Feb;31(1):60-5. http://link.springer.com/article/10.1007/s00455-015-9658-6

 

 

 

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