Disfagia: il ruolo chiave dell’invecchiamento

Secondo uno studio recente, la disfagia è un problema legato al naturale corso dell’invecchiamento e non necessariamente causato dalla presenza di malattie legate all’età.

 

La disfagia, o disturbo della deglutizione, è una conseguenza di molte patologie come ictus, malattie croniche del sistema nervoso o di interventi chirurgici alla testa e al collo. Le persone con disfagia possono andare incontro a malnutrizione grave o a polmoniti, causate dal cibo che va a finire nei polmoni e che provoca infezioni. Tuttavia, le stime indicano che circa il 20% delle persone con oltre 50 anni e la maggior parte degli ottantenni soffrono di disfagia, suggerendo che anche l’invecchiamento può contribuire allo sviluppo di questo disturbo. Teresa E. Lever e colleghi della University of Missouri School of Medicine di Columbia, Stati Uniti, hanno sviluppato un modello che ha attribuito all’invecchiamento un ruolo chiave tra le cause della disfagia, contribuendo allo sviluppo futuro di nuove terapie in aiuto alle persone con disfagia.

I ricercatori hanno osservato i meccanismi della deglutizione in topi sani, sia giovani (4-7 mesi) che anziani (18-21 mesi), con la videofluoroscopia, un esame radiologico utilizzato nell’uomo per diagnosticare la disfagia. Durante la videofluoroscopia, il soggetto deglutisce cibi o bevande di diversa consistenza che vengono mescolati ad un liquido di contrasto visibile con il fluoroscopo, un particolare strumento a raggi X. La velocità con cui il soggetto deglutisce e come cibi e bevande passano dalla bocca all’apparato digerente indicano l’abilità di deglutizione del paziente o la presenza di disfagia.

 

Con il modello di topo, Lever e colleghi hanno individuato 15 parametri comparabili con la funzione di deglutizione nell’uomo. Questi parametri includevano il tasso di deglutizione, il tempo di fase faringeale (in quanto tempo cibi e bevande passano dalla bocca alla gola e fino all’esofago) e il numero di deglutizioni inefficaci (cioè quando cibi e bevande non raggiungono l’esofago). I ricercatori hanno misurato questi parametri e osservato l’andamento della deglutizione nei topi sani per circa 2 anni, simulando così le fasi dell’invecchiamento umano. I risultati hanno dimostrato nei topi sani la relazione tra invecchiamento e disfagia. In particolare, nei topi anziani la deglutizione risultava più lenta, si perdeva la funzionalità della lingua, veniva deglutita una maggiore quantità di cibi e bevande per volta, e aumentava il numero di deglutizioni inefficaci.

 

«Stiamo per cambiare gli orizzonti di intervento nella disfagia», concludono gli autori. «Per anni siamo stati solo in grado di trattare i sintomi e non di individuare le vere cause della disfagia. Anche se è necessario proseguire le ricerche, questi risultati segnano l’inizio per studiare nuove vie per prevenire, ritardare o possibilmente invertire i disturbi della deglutizione attraverso l’uso di nuove terapie». 

 

Alessandra Gilardini, biologo, Ph.D. in Neuroscienze, Master in Comunicazione e salute nei media contemporanei.

 

Fonte: Teresa E. Lever, Ryan T. Brooks, Lori A. Thombs, Loren L. Littrell, Rebecca A. Harris, Mitchell J. Allen, Matan D. Kadosh, Kate L. Robbins.Videofluoroscopic Validation of a Translational Murine Model of Presbyphagia. Dysphagia, 2015; DOI: 10.1007/s00455-015-9604-7

 

 

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