Disfagia nel bambino: riconoscere i campanelli d’allarme

La disfagia può colpire a tutte le età. Quando si verifica nei bambini, è importante essere in grado di riconoscerla in tempi rapidi, per trattarla nel modo più efficace.

A volte si crede che la disfagia non sia “roba da bambini”. Niente di più sbagliato. Questo disturbo della deglutizione, ovvero la difficoltà nel deglutire e nel far arrivare in modo corretto allo stomaco le sostanze ingerite attraverso la bocca, può infatti colpire a tutte le età.

Disfagia nei bambini: le cause
Se nell’adulto la disfagia può essere conseguenza di patologie neurodegenerative, per il bambino la questione è diversa. La disfagia infantile si inserisce generalmente in un quadro clinico complesso. Nella maggior parte dei casi, disordini di alimentazione e disturbi di deglutizione si presentano legati a disabilità multiple, come paralisi cerebrale, danno cerebrale traumatico, malattie genetiche, infarto cerebrale oppure in concomitanza di sindromi quali la Sindrome di Rett o la Sindrome di Down. La disfagia può anche verificarsi in presenza di disordini neuro-muscolari associati e patologie quali la miastenia gravis o la distrofia muscolare di Duchenne. Si tratta quindi del risultato di un’interazione tra diversi fattori, che dipendono dallo stato di salute generale, dalla condizione anatomica e neurologica, dallo stato di sviluppo delle funzioni e del comportamento del bambino.

Quali campanelli d’allarme?
Soffrire di disfagia significa non essere in grado di deglutire correttamente. Ciò si traduce principalmente nel passaggio verso le vie aeree di una parte degli alimenti ingeriti. Questo disturbo può quindi manifestarsi in modo evidente con la presenza di senso di soffocamento, tosse, colorito rosso o cianotico al volto. La disfagia può tuttavia essere più insidiosa e meno immediata da riconoscere, per esempio nei casi in cui piccole quantità di alimenti raggiungono i bronchi senza che la persona ne avverta sintomi.
In generale, i campanelli d’allarme che devono accendere il sospetto di disfagia sono: tosse involontaria durante o dopo la deglutizione di un boccone; voce velata o gorgogliante dopo la deglutizione; fuoriuscita di liquidi o di cibo dal naso; fastidio o dolore associato alla deglutizione; sensazione che parte del cibo resti in gola; allungamento del tempo dedicato al pasto; progressivo cambiamento delle abitudini alimentari; perdita di peso, senza causa apparente; presenza di frequenti infezioni respiratorie; aumento di salivazione e il ristagno di secrezioni o di parti di cibo nella bocca.

Si tratta di sintomi che possono essere presenti sia nel bambino, che nell’adulto.
Specifici della disfagia in età pediatrica sono invece: assenza di crescita; rifiuto ad alimentarsi; intolleranza ad alcune consistenze di cibo; problemi nella masticazione; alterazione della sensibilità di viso e bocca.

Come comportarsi e a chi rivolgersi.
La prima cosa da fare, nel caso in cui un genitore sospetti che il proprio bambino soffra di disfagia, è senza dubbio quella di rivolgersi al pediatra, che è la persona giusta per effettuare una prima valutazione e indirizzare verso un consulto specialistico.
È il logopedista il professionista sanitario maggiormente coinvolto nella valutazione e rieducazione della disfagia. Durante l’incontro con il logopedista, verranno raccolte informazioni per un’anamnesi accurata, soffermandosi sulle condizioni cliniche e sui sintomi presenti.
Successivamente, si valuteranno: la motricità e la forza dei muscoli coinvolti nella deglutizione; le modalità di assunzione degli alimenti, la postura, il comportamento, i movimenti della persona durante l’alimentazione o l’assunzione dei liquidi

Sarà poi possibile richiedere la collaborazione di altri specialisti coinvolti nei diversi processi di valutazione e gestione.  La disfagia rappresenta infatti un disturbo che deve essere gestito a 360 gradi, che può necessitare di un lavoro di equipe. In particolare, dopo l’eventuale consulto con il foniatra, l’otorinolaringoiatra e il radiologo potranno essere eseguiti esami clinici quali la laringoscopia a fibre ottiche e la videofluoroscopia.
Infine, il logopedista metterà a punto un programma di trattamento in base alla causa, ai sintomi e alle caratteristiche della disfagia.
Verranno impostati esercizi, posture o strategie per rendere la deglutizione più efficace facile e sicura. Una strategia è anche l’utilizzo di prodotti addensanti per facilitare l’assunzione di cibi e liquidi: esistono diversi prodotti in commercio, che permettono di modificare la consistenza dei cibi, favorendone la deglutizione anche da chi soffre di disfagia. Inoltre, la disponibilità di diversi gusti permette di aiutare il bambino a rendere il liquido da deglutire più gradevole, contribuendo a ridurre il disagio per questo disturbo.

Valentina Torchia, Biotecnologa Medica, Science & Medical Writer, Master in Comunicazione e Salute nei Media contemporanei.

Fonte:  http://www.flipiemontelogopedia.it/area-utenti/deglutizione-e-disfagia/

 

 

 

 

 

 

 

 

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