Disfagia sotto i riflettori

Il 6 marzo scorso la Federazione Logopedisti Italiani ha dedicato la Giornata europea della logopedia alla disfagia. I problemi della deglutizione coinvolgono anziani e bambini e possono essere collegati ad altre patologie di tipo neurologico, a traumi o incidenti. La scarsa attenzione e la poca conoscenza del problema possono sfociare in inappetenza, denutrizione o malnutrizione e infine in complicanze dovute all’aspirazione di liquidi e residui di cibo.
Una maggior attenzione ai problemi di deglutizione: è questo il messaggio veicolato dalla Federazione Logopedisti Italiani (FLI) in occasione della giornata europea della logopedia. I dati dell’incidenza sulla disfagia – spesso sottovalutata – fanno capire quanto sia importante aumentare la consapevolezza e la conoscenza dei suoi fattori di rischio e degli strumenti per diagnosticarla. Ne sono colpiti circa 30 bambini su 100 e coinvolge il 50% delle persone sopra ai 65 anni. Le percentuali maggiori si riscontrano in caso di altre patologie concomitanti come Parkinson e Alzheimer (80% dei casi), in chi ha avuto un ictus (40-80%) o nei pazienti che hanno subito operazioni nel tratto testa-collo a seguito, per esempio, di un tumore. Nei pazienti ospedalizzati o in cura la percentuale si attesta intorno al 50%: significa che la metà di loro necessita di pasti studiati ad hoc e di un’assistenza mirata per garantire una nutrizione corretta e adeguata.
La disfagia – inclusa dall’OMS nell’ICF – Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute – comprende un insieme di sintomi collegati alla difficoltà di formare il bolo alimentare o di indirizzarlo correttamente dalla cavità orale all’esofago. Le conseguenze più importanti sono l’aspirazione, la presenza di residui di cibo, una tosse eccessiva per espettorare il cibo finito nella laringe, una respirazione atipica, una deglutizione ripetitiva e a vuoto. La maggior parte delle persone anziane non è consapevole di soffrire di questo disturbo.
Tra i fattori di rischio vi sono alcune patologie tipiche dell’anziano che implicano disabilità cognitive o funzionali. Alcune alterazioni strutturali possono influire sul transito del bolo, per esempio a causa di tumori all’esofago e nella zona testa-collo-gola oppure per intubazioni, tracheotomia, interventi chirurgici, radiazioni o utilizzo di alcuni farmaci.
Conoscere le possibili cause e prestare attenzione ad alcuni sintomi è importante per poter riconoscere la disfagia e trattarla nel modo migliore: attraverso l’utilizzo di prodotti addensanti per i liquidi e di cibo somministrato nella giusta consistenza. Devono essere evitati infatti alimenti friabili, troppo solidi o troppo liquidi, difficili da deglutire, che producono briciole e che necessitano di masticazione e controllo nella deglutizione. Nelle strutture ospedaliere e nelle case di riposo il personale dovrebbe conoscere questo disturbo per poter garantire l’intervento migliore adatto a ogni caso.
Fonte:
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27785002
Clin Interv Aging. 2016 Oct 7;11:1403-1428, Baijens LW
Eleonora Viganò, biotecnologa, Master in Comunicazione della Scienza

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