Disfagia: una gestione adeguata per ridurre i costi

L’innalzamento dell’età media della popolazione ha diverse conseguenze sulla sanità pubblica: primo fra tutti l’aumento delle prestazioni necessarie. Per migliorare l’efficienza del sistema sanitario è quindi importante gestire ogni paziente al meglio, valutando il modo migliore di trattare le diverse problematiche. Uno studio misura quanto la presenza di disfagia non adeguatamente trattata possa far lievitare in modo inutile i costi per il sistema sanitario.

Sono diversi i sintomi comuni ad alcune patologie che determinano un aumento dei costi per il sistema sanitario. Tra essi, in particolare, vi sono: malnutrizione, anemia grave e delirio. La presenza di uno o più di questi sintomi si traduce in un aumento dei costi di gestione del paziente. In particolare, nel numero dei giorni di ricovero necessari.
Solo recentemente, la disfagia, ovvero l’incapacità di deglutire in modo efficace e corretto sta entrando a far parte di quei sintomi che, quando presenti, possono determinare un aumento consistente della spesa per il sistema sanitario. La disfagia può infatti rappresentare il campanello d’allarme di patologie invalidanti quali infarto, danno cerebrale dovuto a traumi e tumori testa-collo. La presenza di questo disturbo è associata a una bassa qualità di vita, a malnutrizione, disidratazione e a un rischio aumentato di sviluppare polmoniti da aspirazione, che rappresenta la seconda causa di morte in individui anziani, dopo le patologie cardiovascolari.

L’obiettivo dello studio che qui vi presentiamo è stato quello di quantificare l’impatto della disfagia sul sistema sanitario: solo in questo modo, infatti, sarà possibile elaborare strategie di gestione dei pazienti che siano più efficaci dal punto di vista economico e, soprattutto, da quello clinico. I ricercatori della Flinders University di Adelaide, in Australia, hanno analizzato 29 studi, valutando i dati ad oggi disponibili sull’argomento. In particolare, lo scopo era quello di mettere in relazione la presenza di disfagia con un aumento dei giorni di ricovero e della spesa corrispondente. Il risultato è stato che la presenza di disfagia faceva lievitare i costi di circa il 40%, rispetto ai pazienti che non erano affetti da questo disturbo. Allo stesso modo, il ricovero risultava più lungo (dai 2 agli 8 giorni) nei pazienti disfagici, rispetto agli altri.

Ma qual è il motivo per cui la presenza di disfagia farebbe aumentare i costi sanitari? Alcuni studi sostengono che la causa sia da ricercare nel percorso diagnostico, spesso non lineare e complesso, mentre secondo altri si tratta delle spese dovute alla gestione delle complicazioni, come malnutrizione e polmonite. Entrano in gioco anche una prolungata permanenza in ospedale e, infine, l’utilizzo di mezzi di nutrizione come quella parenterale, di per sé legati a un costo superiore.

I ricercatori sostengono quindi la necessità di mettere a punto strategie di gestione della disfagia che includano l’utilizzo di screening per individuare precocemente la presenza di questo disturbo e protocolli di gestione, per ridurre le complicazioni e migliorare la qualità della vita dei pazienti.

Valentina Torchia, Biotecnologa Medica, Science & Medical Writer, Master in Comunicazione e Salute nei Media contemporanei.

Fonte: BMC Health Serv Res. 2018; 18: 594.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6090960/

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