Giornata Europea della Logopedia 2018 – Comunicazione Aumentativa Alternativa

Sono quasi 800mila gli italiani che non sono in grado di utilizzare la comunicazione verbale, a causa di diverse patologie. Così è nata la CAA, la Comunicazione Aumentativa Alternativa, un vero e proprio “superlinguaggio”: l’obiettivo è quello di aiutare queste persone a recuperare la capacità di interagire con il resto del mondo.

Comunicare senza parole? Oggi si può, grazie al superlinguaggio. Si tratta della Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA), che permette a chi, per varie ragioni, è impossibilitato a parlare, di comunicare con il mondo circostante.
A questa forma di comunicazione è stata dedicata la Giornata Europea della Logopedia 2018, organizzata per il 6 marzo dalla Federazione Logopedisti Italiani.

Chi la usa?
Sono quasi 800mila gli italiani che non sono in grado di parlare. Si tratta di circa l’1,3% della popolazione, percentuale che si riscontra anche nel resto d’Europa. I motivi per cui una persona, bambino o adulto, può essere in difficoltà quando si tratta di comunicare attraverso la verbalizzazione sono diversi. Questo avviene, per esempio, in caso di disabilità congenita, come paralisi cerebrale, disabilità intellettiva, disturbo dello spettro autistico, oppure di un problema acquisito, come avviene in seguito a ictus o trauma cranico. Inoltre, la perdita della normale comunicazione verbale può avvenire progressivamente, a causa di una patologia degenerativa, quali malattie del motoneurone o morbo di Parkinson. Infine, può trattarsi di una difficoltà temporanea, dovuta per esempio a disturbi come la sindrome di Guillain- Barré.
Qualunque sia la causa, chiunque abbia una disabilità che colpisce gravemente la comunicazione, non solo in termini di produzione ma anche per quanto riguarda la comprensione, può trarre un grande beneficio dall’apprendimento della CAA: l’obiettivo di queste tecniche è infatti quello di permettere alle persone non parlanti di uscire dall’isolamento, fornendo l’opportunità di esprimersi, comprendere e organizzare meglio il proprio pensiero.

Che cos’è la Comunicazione Aumentativa Alternativa
L’aggettivo “aumentativa” indica come le modalità comunicative utilizzate siano finalizzate non a sostituire ma ad accrescere la comunicazione spontanea. La parola “alternativa” indica invece l’utilizzo di modalità diverse da quelle tradizionali. Modalità spesso utilizzate da tutti in modo inconsapevole, come quando ci si serve della mimica o dei gesti per migliorare la nostra potenza espressiva, ma che in questo caso vengono usate in modo più funzionale e conscio.
La CAA comprende l’uso di tabelle di immagini, di lettere, gesti, oggetti e dispositivi a uscita vocale, a volte in modo multimodale. Si tratta di un vero e proprio “superlinguaggio”, un mondo variegato e complesso, che comprende un esteso ventaglio di opportunità.

Dalla Lingua dei Segni alle tecnologie assistite o alla comunicazione mediante chiusura della palpebre, le tecniche di comunicazione sono moltissime. È possibile per esempio utilizzare i residui vocali del paziente, rinforzandoli con l’uso di immagini simboliche: vi sono infatti metodiche che utilizzano rappresentazioni figurative per una comunicazione funzionale, come per esempio l’uso di simboli quali i WLS (Widgit Literacy Symbols), simboli realizzati con grafica essenziale per esprimere un singolo concetto, o come il sistema PECS (Picture Exchange Communication System), ormai entrato a far parte delle strategie utilizzate nell’ambito dell’autismo.

Grazie alla tecnologia e al web 3.0, per gli operatori è possibile coinvolgere e aiutare maggiormente anche le giovani generazioni: esistono infatti strumenti high-tech appositamente progettati, come PC, tablet o smarthphone con software di comunicazione, uscita in voce e sistemi di input personalizzati e adatti alle difficoltà motorie personali (puntatori oculari, pulsanti, tastiere e mouse facilitati)

Alcuni falsi miti
Nonostante la loro indiscussa utilità, esistono ancora alcuni falsi miti sull’utilizzo di queste nuove tecniche di comunicazione. Per esempio, quello secondo il quale la CAA possa in qualche modo ritardare lo sviluppo del linguaggio, nei bambini. Al contrario, è stato dimostrato che l’utilizzo di queste tecniche permette ai piccoli di aiutarli a entrare in relazione con il mondo circostante, aumentando le loro interazioni con i coetanei e la loro partecipazione ad attività collettive.
Un altro esempio di convinzione errata riguardo la CAA è quella secondo cui l’utilizzo di queste tecniche preveda una capacità cognitiva piuttosto elevata e non sia adatto a pazienti con patologie neurodegenerative o con disturbi quali la demenza. Al contrario, un adulto affetto da questi problemi può trovare giovamento grazie all’uso della CAA, che permette di compensare le sue difficoltà di memoria e di potersi esprimere in modo più chiaro nei diversi contesti, grazie a strumenti tecnologici come la sintesi vocale

Il ruolo del logopedista
Lo specialista è una figura centrale in questo senso, perché è in grado di individuare la tipologia di intervento più adatta alle caratteristiche di ogni singolo paziente. Il successo della CAA dipende infatti dalla personalizzazione della strategia e dal suo adattamento ai bisogni comunicativi della persona: dal livello della competenza comunicativa, dalla motivazione a comunicare e dal grado di   coinvolgimento di chi vive in contatto con il paziente.

Valentina Torchia, Biotecnologa Medica, Science & Medical Writer, Master in Comunicazione e Salute nei Media contemporanei.

Fonte: https://fli.it/tag/giornata-europea-della-logopedia/

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