Il ruolo dei farmaci nella disfagia

La disfagia è una problematica che colpisce un adulto su venticinque, ed è presente soprattutto nei pazienti anziani, nelle persone che hanno avuto un ictus o che soffrono di malattie neurologiche e neurodegenerative. Solitamente colpisce il 20% delle persone sopra i 50 anni e il 30-60% degli anziani delle strutture di riposo. Si può quindi intuire facilmente che proprio in questi istituti di cura la concentrazione di pazienti disfagici è in aumento e particolare attenzione deve essere data a livello diagnostico, terapeutico e assistenziale.

L’Irccs Inrca – Istituto Nazionale di Riposo e Cura per Anziani – ha condotto uno studio, presentato al «6° Congresso Europeo dei disturbi della deglutizione» il 12-15 ottobre scorsi, dove si è visto che l’87% dei pazienti anziani che risiedono nelle RSA assume farmaci in grado di causare disfagia. L’analisi ha preso in considerazione 140 pazienti (80% donne e 20% uomini con un’età media di 86 anni) di due strutture sanitarie di Ancona, monitorandole per circa 4 mesi. I ricercatori hanno registrato il peso e l’indice di massa corporea dei pazienti, la dieta, la presenza di disfagia (nel 34% dei pazienti) e i farmaci assunti (da 8 a 19 medicinali al giorno). La disfagia è per prima cosa causata dall’invecchiamento: i muscoli si indeboliscono e il cervello non riesce più a controllare correttamente i movimenti sottesi alla deglutizione. L’area colpita può essere quella della faringe o dell’esofago. Alcuni farmaci – tenuto conto che spesso molti anziani assumono molte medicine al giorno – sembrano avere un ruolo nel provocare difficoltà a deglutire.

Come possono, i farmaci, influire sulla deglutizione? Innanzitutto a causa dei loro effetti collaterali, come per esempio la riduzione della produzione di saliva che può influire sulla deglutizione. Questo è il caso dell’11% del campione. Il secondo caso è dato dai farmaci che hanno un’azione sul sistema nervoso centrale e che quindi – proprio per il loro scopo terapeutico – riducono la vigilanza e la capacità di controllare e coordinare la muscolatura della deglutizione. Un esempio di questo tipo sono i narcotici. Il 32% dei pazienti dello studio utilizza questi farmaci. Infine vi sono medicinali che danneggiano la mucosa dell’esofago come per esempio quelli usati per trattare osteoporosi o problemi cardiaci (29% dei pazienti).

Quest’analisi è importante anche in fase diagnostica: il medico e il personale sanitario devono tenere conto dei farmaci che ciascun paziente assume e verificare se possono compromettere la capacità dei deglutire, soprattutto qualora il paziente assuma più farmaci ogni giorno. Si può a quel punto intervenire in due modi: modificando la prescrizione quando possibile e trattando la disfagia correttamente.

È importante ricordare che la diagnosi di disfagia – a prescindere dai farmaci – è complessa. Basti pensare che servono più figure professionali per comprendere e trattare correttamente ogni singolo caso: dal dietista al logopedista passando per il fisioterapista e il medico nutrizionista. Disfagia e malnutrizione, per esempio, hanno molte caratteristiche in comune. Nello studio preso in esame, infatti, il 34% degli anziani risultava malnutrito e sottopeso e il 40% aveva subito una perdita di peso superiore al 5% nei sei mesi precedenti. Confondere i due problemi è molto facile, soprattutto perché la disfagia ha come conseguenza la malnutrizione. Individuato il problema, il trattamento deve quindi prevedere alimenti dalla consistenza adatta, che non si sbriciolino e che siano della densità adeguata ai singoli casi, studiati da nutrizionista e dietista, anche attraverso l’uso corretto di addensanti e gelificanti per liquidi e alimenti.

Fonte:
http://www.agenpress.it/notizie/2017/02/14/indagine-inrca-nelle-rsa-somministrati-farmaci-causano-disfagia-9-anziani-10/

Eleonora Viganò, biotecnologa, Master in Comunicazione della Scienza

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