L’importanza della postura nel processo della deglutizione

Ventotto gruppi muscolari per un processo che richiede 10-11 secondi: stiamo parlando della deglutizione, quell’azione che permette al cibo di passare dalla bocca nello stomaco e proseguire nel percorso digestivo. In un soggetto sano, la prima fase – volontaria – della deglutizione avviene nella bocca, dove la lingua  spinge il cibo correttamente masticato verso la faringe. A quel punto il meccanismo diventa involontario e caratterizzato da una rigida sequenza di eventi. Un solo errore potrebbe essere addirittura fatale, perché il cibo ha tre vie davanti a sé – rigurgitare dal naso, scendere nel laringe, procedere verso l’esofago – e solo una è quella corretta: l’esofago.

Chi soffre di disfagia ha difficoltà a deglutire cibi solidi e liquidi in modo autonomo e in sicurezza, perché mancano i meccanismi di coordinazione di muscoli e nervi coinvolti sia nella fase volontaria che involontaria del processo di deglutizione. Tra le strategie riabilitative per una corretta deglutizione nelle persone con disfagia, troviamo le tecniche posturali.

Gli effetti della postura sui meccanismi della deglutizione sono ancora poco noti, per questo uno studio, pubblicato su Physiology and behavior, ha deciso di valutare l’effetto della postura del corpo sull’attività dei muscoli del collo (sopraioidei) coinvolti nel processo durante la fase involontaria.

Il test ha coinvolto 13 soggetti sani, ai quali sono stati somministrati sia acqua (per lenta infusione) sia un alimento solido per valutare la masticazione. In entrambi i casi sono stati valutati gli effetti di quattro posizioni corporee, soprattutto quella reclinata poiché sembra ridurre il rischio di aspirazione (passaggio del bolo in trachea), sull’andamento della deglutizione. Si è visto che la postura reclinata cambia la posizione del cibo all’inizio della deglutizione, prolungando l’attività muscolare. In generale questa posizione può provocare un prolungamento dalla fase faringea durante una deglutizione involontaria. Questo studio permette di approfondire la conoscenza dei meccanismi sottesi alla deglutizione che sono – come abbiamo visto – complessi e coinvolgono molte strutture anatomiche come muscoli del collo, nervi, lingua che il corpo deve coordinare in modo perfetto come un direttore con la sua orchestra.

Oggi, ai pazienti che soffrono di disfagia, si consigliano alcune posture. Vediamo quali.

  • La postura del capo flesso. Si consiglia di deglutire flettendo il capo in avanti ed è utile in caso di disfagia nella fase orale, quando si hanno difficoltà a gestire il cibo mentre si trova ancora nella bocca. Reclinando il capo in avanti si restringe l’accesso alle vie aeree, evitando che il cibo finisca nei polmoni e provochi infiammazioni respiratorie.
  • La postura del capo ruotato. Si ruota il capo verso destra o verso sinistra con il mento parallelo alla spalla. Viene deviato il percorso del cibo ed evita che il cibo finisca nella trachea in caso di paralisi della faringe unilaterale.
  • La postura del capo flesso lateralmente, portando l’orecchio verso la spalla corrispondente. Viene utilizzata per permettere al cibo di fluire dallo stesso lato della flessione.

Mentre mangia o beve, il paziente disfagico non deve essere distratto e non deve parlare. Per bere correttamente esistono dei particolari bicchieri o tazze adatti a tutti i tipi di disfagia, per bambini e adulti e a breve disponibili anche monouso. Questi bicchieri possono essere impugnati dal paziente o da chi si occupa di lui e hanno una parte più alta sulla quale si appoggiano le labbra. Senza reclinare la testa all’indietro, la persona può bere portando il mento verso lo sterno e inclinando invece il bicchiere.

Eleonora Viganò, biotecnologa, Master in Comunicazione della Scienza

Fonte:
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26742532
http://www.gisd.it/linee_guida_neurologia.aspx

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