Malnutrizione e malattia acuta

Malattia e malnutrizione sono legate tra loro e formano un circolo vizioso in cui il paziente rischia di cadere.  Gli studi clinici sui vantaggi della terapia nutrizionale nei pazienti con malattia acuta sono ancora in corso, ma i medici dovrebbero incoraggiare i pazienti affetti da malnutrizione a «finire il loro pasto».

Malnutrizione: quali cause
Le malattie sia acute che croniche sono spesso associate alla perdita di appetito e di peso corporeo (vedi tabella). Questo fenomeno aumenta il rischio di malnutrizione, in particolare nelle persone anziane e nei pazienti definiti fragili.1
In ambito neuroriabilitativo, tra le diverse cause di malnutrizione la disfagia colpisce il 30-45% dei pazienti in fase acuta. Di questi pazienti, solo l’87% recupera la capacità di deglutire entro due settimane dall’evento patologico che ha causato la  disfagia.2
Altri fattori che influenzano notevolmente l’abilità a nutrirsi sono rappresentati dalla paralisi dell’arto superiore dominante (il braccio sinistro per i mancini), alla perdita della capacità di comunicare con la parola o la comprensione del linguaggio (afasia), ai disordini della percezione che alterano il senso dell’odorato e del gusto.2

Tabella: Principali cause di malnutrizione in ospedale2

Categoria Cause
Intake alimentare inadeguato episodi di digiuno o assunzione inadeguata e/o nulla per os;

uso di farmaci con effetti collaterali quali anoressia, nausea, sintomi gastrointestinali, alterazioni del gusto e olfatto;

difficoltà di masticazione;

difficoltà di deglutizione;

incapacità di alimentazione autonoma

Metabolismo alterato risposte metaboliche alle patologie

difficoltà di alimentazione autonoma per concomitanti disturbi di forza e/o di coordinazione all’arto superiore, con necessità di alimentazione assistita da caregiver

Perdite anomale emorragie

diarrea

essudati, ferite

Psicologici depressione, isolamento

Infezioni e malnutrizione: il cane che si morde la coda
La relazione tra malattia acuta e stato nutrizionale o comportamento alimentare è a doppia via.
Infatti, non solo la malattia influisce sullo stato nutrizionale, ma anche i fattori della dieta influenzano il corso della malattia.1
Uno stato nutrizionale carente è associato ad un allungamento nei tempi di guarigione, ad una diminuzione delle difese immunitarie e ad un aumento della suscettibilità alle infezioni.  Inoltre la presenza di malnutrizione dovuta a carenza energetica e di proteine è correlata a una maggiore frequenza di problemi come le piaghe da decubito o la perdita di massa muscolare, che determina o aggrava una incapacità di movimento nella persona colpita.2
In questi casi, l’assunzione di integratori proteici, sotto controllo medico, può costituire un valido supporto per ripristinare un corretto stato nutrizionale. 

Prevenire o curare la malnutrizione?
Ad oggi, la comunità scientifica è dibattuta se considerare la perdita di appetito durante la malattia acuta come una risposta protettiva naturale o un campanello di allarme che richiede un intervento con una terapia nutrizionale. Le prospettive evoluzionistiche che si basano sui principi di Charles Darwin, infatti, tendono a ipotizzare che la perdita di appetito durante una malattia acuta porti ad un vantaggio in termini di guarigione del paziente.1

Come gestire il paziente a rischio di malnutrizione?
Ad oggi l’approccio clinico adottato per la gestione dei pazienti a rischio di malnutrizione prevede l’adozione di una terapia nutrizionale per raggiungere i valori necessari di calorie e proteine, così come le quantità di macronutrienti necessari per l’organismo.1
In attesa di indicazioni più precise provenienti dagli studi clinici in corso sulla terapia nutrizionale come forma di prevenzione della malnutrizione, il medico può orientarsi nella gestione del paziente a rischio di malnutrizione attraverso le seguenti raccomandazioni:1

  1. effettuare uno screening per la malnutrizione attraverso l’utilizzo di strumenti adeguati;
  2. nei pazienti a rischio, valutare lo stato nutrizionale per identificare le necessità (calorica, proteica, micronutrienti) e le cause modificabili (scarsa dentatura, preferenze alimentari);
  3. se le necessità nutrizionali non sono modificabili, è necessario affrontare il problema con un gruppo di esperti costituito da dietisti, medici e infermieri;
  4. la terapia nutrizionale dovrebbe essere più naturale possibile e iniziare con spuntini fuori pasto, arricchimento alimentare e supplementazione orale attraverso integratori specifici (calorici, proteici, vitaminico-minerali, ecc.). La nutrizione enterale e parenterale dovrebbero essere utilizzate come ultima scelta, quando le precedenti hanno fallito.

L’importante è ricordare che ogni paziente è diverso e le strategie e gli obiettivi di trattamento  devono essere di volta in volta personalizzati e scelti «su misura» a seconda delle necessità dei singoli pazienti.1

 

Alessandra Gilardini, biologo, Ph.D. in Neuroscienze, Master in Comunicazione e salute nei media contemporanei.  

Fonti:
1. Schuetz P. “Eat your lunch!”- controversies in the nutrition of the acutely, non critically ill medical inpatient.. Swiss Med Wkly. 2015 Apr 23;145:w14132.
2. Antonino Salvia A, et al. Cartella clinica nutrizionale: gestione della nutrizione del paziente in ospedale e prevenzione delle infezioni ad essa correlate. 2009, 49 p. Rapporti ISTISAN 0942.

Leave a comment