Più spazio in corsia per la disfagia

La presenza di disfagia e di sindrome da aspirazione nei pazienti ospedalieri sono più frequenti di quanto si pensi, quindi richiedono maggiore attenzione da parte dei medici.

L’allarme arriva dalla dottoressa Anna Von dell’Atlanta VA Medical Center di Decatus, in Georgia,  un centro che offre servizi ospedalieri di eccellenza per la cura dei veterani d’America. Durante la riunione annuale della Society of Hospital Medicine, la dottoressa Von ha parlato delle sfide nella gestione del paziente ospedaliero nel suo discorso intitolato «Dura da ingoiare: Disfagia, le sindromi da aspirazione e le scelte dell’uso di sonde gastriche per la nutrizione da parte degli operatori sanitari».

Il problema dell’alimentazione si pone spesso con famiglie i cui cari sono affetti da disfagia, un disturbo della deglutizione caratterizzata da perdita della forza muscolare e  della coordinazione dei nervi necessari all’assunzione di cibi e bevande a causa dell’età o di una malattia. La disfagia è presente in 1 paziente ospedaliero su 4, in quasi la metà degli anziani fragili e nel 75% dei pazienti anziani affetti da polmonite.

Per alcuni pazienti può essere utile ricorrere ad un’alimentazione artificiale tramite sonda, dove cibi e bevande vengono somministrati attraverso il naso con il sondino nasogastrico, o direttamente  nello stomaco con una Gastrotomia Endoscopica Percutanea  (PEG). In questo modo si supera il problema della ridotta efficienza e sicurezza della deglutizione dovuto alla disfagia garantendo l’apporto nutrizionale quotidiano necessario al paziente. Studi clinici randomizzati in pazienti con disfagia su base neurologica, infatti, hanno dimostrato che l’uso del sondino nasogastrico garantisce il 55-70% del supporto nutrizionale giornaliero necessario, mentre con la PEG il fabbisogno giornaliero raggiunto è del 93-100% circa.

La scelta nutrizionale sopra descritta (sondino o PEG) però, nella maggior parte dei casi offre più svantaggi che benefici per il paziente ospedaliero in termini di recupero funzionale dalla malattia. Questo genere di supporto nutrizionale costringe il paziente a lunghi periodi di permanenza a letto, ne limita i movimenti e, quindi, il recupero della forza e mobilità dei muscoli colpiti da traumi, ictus o malattie neurologiche. L’immobilità, inoltre, può ostacolare la guarigione delle ferite e favorire al comparsa di ulcere della pelle e piaghe da decubito.

Come procedere, quindi, nella pianificazione della nutrizione per un paziente con disfagia? Prima di tutto, è importante sottoporre il paziente ad una visita logopedica per determinare se il paziente ha un problema di deglutizione o aspirazione e suggerire un trattamento appropriato. «La visita con il logopedista non deve essere una procedura pass-fail durante la quale il paziente viene classificato come disfagico o non disfagico» precisa la dottoressa Von. «A volte, questa procedura andrebbe effettuata più volte per stabilire l’andamento della disfagia durante la malattia».

La disfagia, infatti, può presentarsi con diversi gradi di gravità, alcuni dei quali possono essere affrontati adottando una dieta che prevede la modificazione della consistenza di cibi e bevande e adottando comportamenti durante i pasti che aumentano l’efficienza della deglutizione. Un paziente con un lato del corpo compromesso da un ictus, ad esempio, durante il pasto può girare leggermente la testa dal lato non danneggiato per usare gli altri muscoli sani per la deglutizione. «I pazienti con disfagia, tuttavia, saranno sempre a rischio di incorrere in una sindrome da aspirazione e dovrebbero essere consapevoli di tale rischio» conclude Von, «ma se al paziente viene dedicato sufficiente tempo per deglutire ogni boccone e la persona che lo assiste presta attenzione ai segnali di difficoltà e ai gusti dell’assistito, la nutrizione  classica per via orale resta di solito la scelta migliore”.

Alessandra Gilardini, biologo, Ph.D. in Neuroscienze, Master in Comunicazione e salute nei media contemporanei

Fonte:  Cheryl Clark. Dysphagia more common than hospitalists think. Hospitalist News, 21 Aprile 2016. http://www.ehospitalistnews.com/specialty-focus/gastroenterology/single-article-page/dysphagia-more-common-than-hospitalists-think/58a806c5a92519a325d0b3545fd2ff94.html

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