Qual è il suono della disfagia?

La disfagia non è uguale per tutti. Ha diverse “facce”, differenti segni e sintomi che possono variare da individuo a individuo. Proprio per questo, nelle prime fasi può essere difficile individuarla con certezza. Un recente studio mostra che esiste una caratteristica di facile misurazione che potrebbe permettere di diagnosticare questo disturbo in modo precoce: la misurazione del suono prodotto dall’organismo durante la deglutizione.

I segni e sintomi della disfagia possono essere diversi. Qualcuno può osservare una sensazione simile a quella che darebbe del cibo bloccato nella gola, per altri pazienti invece si tratta di avere difficoltà nello spostare il cibo dalla cavità orale all’esofago, mentre per alcuni ancora il sintomo della disfagia è il tossire dopo aver deglutito. Per questo motivo, individuare e diagnosticare precocemente i disturbi della deglutizione è piuttosto difficoltoso. Al momento, il principale strumento di diagnosi è rappresentato dall’endoscopia nasofaringea e dalla videofluoroscopia. Tuttavia, questi esami rappresentano test al di fuori dei controlli medici di routine e quindi non sempre possono essere eseguiti con facilità e, soprattutto, negli stadi precoci della disfagia, quando i sintomi sono ancora poco evidenti.

Negli anni, la ricerca medica ha cercato di mettere a punto metodiche di diagnosi più facili da eseguire, e alcune di esse si stanno dimostrando particolarmente promettenti.Tra queste, spiccano l’auscultazione cervicale e l’utilizzo di microfoni e accelerometri. i primi per amplificare e misurare i suoni e i secondi per valutare le vibrazioni. Analizzare i rumori prodotti dai pazienti durante la deglutizione, infatti, potrebbe essere molto utile per diagnosticare la disfagia.
Lo studio che qui vi proponiamo, svolto da ricercatori dell’università di Pittsburg, ha indagato i suoni collegati con la deglutizione, con lo scopo di capire se esistano differenze tra individui sani e persone che hanno problemi a deglutire, e che sono in fase di accertamento diagnostico per comprendere se siano o meno affetti da disfagia. Importante specificare che questi ultimi erano individui con disordini della deglutizione in fase precoce, ovvero senza passaggio di liquido nelle vie respiratorie.

I ricercatori americani hanno coinvolto 55 persone sane e 53 pazienti con sospetta disfagia. Ognuno di loro è stato sottoposto a un test durante il quale dovevano bere liquidi dalla diversa densità. Grazie all’utilizzo di microfoni e accelerometri, i ricercatori hanno registrato e analizzato i suoni prodotti durante la deglutizione.
Il risultato è che sono emerse delle differenze effettive tra i suoni prodotti da persone con sospetto di disfagia, rispetto agli altri. Si tratta di veri e propri pattern diversi, sia in termini di suoni che di vibrazioni. In particolare, i suoni prodotti durante l’ingestione del liquido erano a frequenza superiore in coloro che soffrivano di disturbi della deglutizione, rispetto agli altri. E anche le vibrazioni prodotte erano differenti tra i sospetti disfagici e gli individui sani.

Queste differenze, se studiate nel dettaglio, potrebbero aiutare a identificare precocemente la disfagia.Diagnosticare disturbi della deglutizione in fase precoce è molto importante, perché permette di prendere immediatamente delle contromisure, che nella maggior parte dei casi passano attraverso l’intervento del logopedista. Una disfagia non diagnosticata, e quindi non trattata, può infatti portare a conseguenze anche gravi, come malnutrizione, disidratazione e infezioni dell’apparato respiratorio dovute al passaggio di cibo nella trachea. Sono quindi importantissimi gli studi, come questo che vi abbiamo descritto, che cercano di individuare caratteristiche della disfagia precoce, in modo da poter intervenire il prima possibile, aiutando i pazienti a ottenere una qualità della vita sempre migliore.

Valentina Torchia, Biotecnologa Medica, Science & Medical Writer, Master in Comunicazione e Salute nei Media contemporanei.

Fonte: BioMedical Engineering OnLine. 2018;17:69.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5984479/

 

 

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