Disfagia orofaringea come sindrome geriatrica

Nel 2016 il Dysphagia Working Group, un comitato composto da alcuni membri provenienti dall’European Society for Swallowing Disorders e dall’European Union Geriatric Medicine Society ha sviluppato e promosso un «libro bianco» sulla disfagia inserendola tra i disturbi considerati «sindrome geriatrica». Questa review è composta da 12 sezioni che coprono tutti gli aspetti importanti della disfagia. Si inizia infatti definendo la sindrome geriatrica e le caratteristiche della disfagia che la rendono aderente a tale definizione, si prosegue citando i dati di prevalenza all’interno di specifiche popolazioni di individui, si parla dell’aspetto eziologico, della diagnosi del trattamento clinico. In conclusione si considerano anche gli aspetti sociali ed economici e l’impatto della disfagia sulla qualità della vita. Vediamo di seguito i punti principali e più importanti, utili per comprendere perché sia necessario riconoscere e saper gestire un paziente disfagico .

Per leggere lo studio completo in inglese è possibile scaricare il PDF.

La sindrome geriatrica.
L’ultima e più recente definizione di sindrome geriatrica ingloba nel termine tutte quelle «condizioni cliniche presenti nelle persone anziane che non sono malattie ma sono comunque altamente prevalenti in età avanzata. Sono condizioni multifattoriali associate a comorbidità multiple, a scarsi risultati terapeutici e sono trattabili solo quando viene utilizzato un approccio multidisciplinare».
La disfagia possiede tutti gli elementi di questa definizione: non è una patologia; è classificata come una condizione digestiva all’interno dell’International Classification of Diseases (ICD) promossa dall’OMS, tuttavia è multifattoriale poiché le cause possono essere varie. La troviamo più frequentemente nelle persone anziane, con altre patologie in corso. Infine è trattabile solo attraverso un insieme di approcci complementari quali posture, comportamenti nutritivi corretti, caratteristiche degli alimenti adeguate.

La prevalenza della disfagia
La prevalenza della disfagia nella popolazione generale varia dal 2.3 al 16%, basandosi su questionari auto compilati: la prevalenza aumenta con l’età, arrivando al 26.7% per partecipanti alla survey sopra i 76 anni.
La prevalenza della disfagia nelle persone anziane è stata valutata in differenti ambienti:
– 30-40% nelle persone anziane che vivono da sole
– 44% nelle persone anziane ricoverate nei reparti geriatrici
– 60% nelle persone anziane nei ricoveri di cura
Prevalenza in differenti condizioni di malattia:
– raggiunge il 93% in caso di demenza senile
– 32-45% in caso di Alzheimer (analisi clinica)
– 29-64% in caso di Ictus
– 8-46% in caso di Parkinson

I sintomi e le conseguenze della disfagia
La disfagia è la compromissione della capacità di deglutire gli alimenti solidi e i liquidi. Questa difficoltà fa sì che parti di cibo siano aspirate, finendo nelle vie aeree.  I sintomi sono quindi aspirazione – appunto – presenza nella cavità orale di residui di cibo che non sono deglutiti, tosse insistente per espettorare, voce  rauca o gorgogliante, schiarimento della gola, ventilazione atipica e deglutizione ripetuta più volte.
Tra le conseguenze della disfagia, le più importanti e gravi sono dovute al rischio di aspirazione di parti di cibo e liquidi. Molte persone disfagiche vengono ricoverate per infezioni delle vie respiratorie superiori e polmoniti. Queste ultime, in particolar modo, sopraggiungono in concomitanza con altri fattori quali una scarsa igiene orale, una situazione di vulnerabilità fisica, un sistema immunitario spesso compromesso e la tendenza a far andare nelle vie aeree soprattutto la saliva. Gli anziani disfagici spesso rifiutano il cibo e vanno incontro a inappetenza con conseguente malnutrizione e disidratazione. La sarcopenia – ossia  la perdita di massa e forza muscolare dovuta a età, sedentarietà e nutrizione inadeguata – è un elemento che accompagna spesso la disfagia sia come causa sia come conseguenza.

Diagnosi e trattamento
La disfagia è un problema sottovalutato e sotto diagnosticato. Individuarla richiede un approccio multidisciplinare capace di tenere conto di tutto il quadro clinico del paziente. Tale diagnosi è ancora più delicata quando l’anziano vive da solo ed è indipendente.  Per prima cosa è fondamentale conoscere il meccanismo della deglutizione, sapere quali abilità sono compromesse e perché.  Il motivo che rende complessa la deglutizione è dato dal fatto che il sistema respiratorio e digestivo superiore condividono due funzioni: deglutire e respirare.  Questa attività richiede l’intervento di più di 40 muscoli e nervi. Negli anziani le fasi della deglutizione subiscono alcune modifiche a causa della compromissione sia muscolare sia neurologica dovuta sia  all’età che ad altre patologie come i tumori capo-collo, a radioterapia oppure a interventi chirurgici come la tracheotomia o l’intubazione.
Nell’anziano si possono anche presentare diversi problemi:
– Compromissione della sensibilità dell’orofaringe (l’attivazione della deglutizione dipende anche da fattori di tipo sensoriale collegati all’ingresso di cibo e liquidi)
– Riduzione nel numero di neuroni
– Ritardo nella trasmissione dell’impulso nervoso che regola il meccanismo della deglutizione
– Ritardo nel riflesso che permette alla laringe di chiudersi
La diagnosi può avvenire attraverso l’osservazione dei sintomi e l’anamnesi clinica dei fattori correlati; attraverso la somministrazione di questionari studiati e validati dalla comunità scientifica o attraverso sistemi strumentali come la videofluoroscopia e la endoscopia a fibre ottiche.
Il trattamento è multiplo: modifiche nella consistenza degli alimenti e utilizzo di posture/manovre corrette per alimentarsi. Esistono inoltre alcune regole comportamentali importanti per garantire una nutrizione sicura ed efficace. Di base è bene che la persona disfagica mangi lentamente piccole quantità di cibo, resti concentrata senza distrazioni e non conversi o guardi la TV.  Non devono essere mischiati alimenti solidi e liquidi nello stesso “bolo” ma alternati in modo da eliminare residui; si possono utilizzare condimenti e salse per amalgamare meglio il cibo in bocca. La consistenza del cibo è fondamentale: la persona disfagica deve utilizzare addensanti per i liquidi e cibi dalla consistenza semisolida e densa. Non vanno bene cibi friabili, che rilasciano briciole, quelli difficili da masticare, duri o troppo solidi così come l’acqua e i liquidi poco densi. Il paziente durante il pasto deve stare seduto con tronco eretto  formando un angolo di 90° e con il mento inclinato verso il petto o lateralmente, se del caso, in modo da proteggere le vie aeree.

Conclusioni
Nutrizione, alimentazione e accesso al cibo fanno parte della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Mangiare non ha solo una funzione indispensabile per la nostra vita dal punto di vista dell’introito calorico corretto e della composizione nutrizionale bilanciata, ma è anche un’attività sociale, conviviale e dalle forti valenze psicologiche. Riuscire a diagnosticare e a trattare correttamente la disfagia è un compito fondamentale per migliorare la qualità di vita di chi ne soffre, di persone anziane, sole o ricoverate, caratterizzate da funzionalità compromesse a causa di altre patologie. 

 Eleonora Viganò, biotecnologa, Master in Comunicazione della Scienza
Fonte: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27785002

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