L’importanza della disfagia: ostacoli e strategie per ripartire

La disfagia è un disturbo trasversale, che colpisce un gran numero di persone sia tra i bambini molto piccoli, che tra gli anziani. Nonostante sia una patologia diffusa, non ha ancora attirato la giusta attenzione del mondo medico-scientifico. Sono diversi gli ostacoli che devono essere superati per porla sotto la giusta luce e molti i fattori che possiamo utilizzare per migliorare la sua gestione complessiva: vediamoli nel dettaglio, illustrati nell’articolo che qui vi presentiamo.

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La deglutizione è un movimento complesso, gestito in perfetta sincronia da diversi muscoli e nervi. Un’alterazione anche minima di questo delicato processo, porta a gravi disturbi. La riduzione della capacità deglutitoria ha varie conseguenze e deve essere diagnosticata precocemente e affrontata nel modo corretto. Sia dal punto di vista epidemiologico che del singolo paziente, l’impatto della disfagia è considerevole: per questo motivo, i disturbi della deglutizione dovrebbero riscuotere maggior attenzione da parte della comunità, scientifica e non solo. Alcuni ricercatori dell’università di Monaco, in Germania, hanno pubblicato uno studio, che qui vi presentiamo, in cui analizzano i vari fattori che ostacolano una corretta gestione della disfagia e i punti da cui partire per migliorarla.

Disfagia: quanto è diffusa?
La disfagia non rappresenta un disturbo raro. Tuttavia, è difficile stabilire l’esatta prevalenza di questo fenomeno. Secondo uno studio americano, colpisce circa l’1% dei neonati, e tra il 10% e il 27% degli anziani residenti in comunità. Percentuale che raggiunge il 50% se si prendono in considerazione le persone di età avanzata ricoverate in ospedale o case di cura. Soffre di disturbi della deglutizione un paziente su due ricoverato per infarto o trauma cerebrale e un paziente su tre affetto da Parkinson, demenza o altre patologie neurodegenerative. Dato che queste patologie sono correlate all’avanzamento dell’età, si può supporre che la diffusione della disfagia sia destinata ad aumentare nel corso dei prossimi anni.

Conseguenze insidiose
Le conseguenze della disfagia non trattata nel modo corretto sono varie, e dipendono in gran parte dalla condizione del singolo paziente. Le più comuni, e anche le più gravi, sono polmonite da aspirazione, malnutrizione e disidratazione: negli anziani dimessi dall’ospedale con disfagia e malnutrizione, il tasso di mortalità a un anno è di quasi il 66%.
Quando la disfagia colpisce i più piccoli, la conseguenza principale è un calo della crescita, dovuto a una nutrizione non adeguata, fattore che incide pesantemente sull’organismo in rapido sviluppo dei bambini.Non meno importante, inoltre, sono le ripercussioni sul piano psicologico: chi soffre di disfagia, infatti, tende a ritirarsi dalle occasioni sociali, per l’imbarazzo e la difficoltà di partecipare a situazioni conviviali, che includano la condivisione dei pasti.
Ultimo, ma non meno importante, è l’impatto economico della disfagia, che colpisce il sistema sanitario.

9 ostacoli contro la corretta gestione della disfagia
Alcune caratteristiche della disfagia sono di ostacolo alla sua corretta diagnosi e gestione.

  1. I professionisti che si occupano di disfagia seguono categorie di pazienti molto diverse tra loro, che spesso si trovano in reparti differenti degli ospedali. La conseguenza è una gestione meno accurata di questo sintomo, che spesso non rappresenta quello principale, per cui il paziente è in terapia.
  2. Il numero di esperti di disfagia negli ospedali è spesso insufficiente, per effettuare uno screening diffuso.
  3. Allo stesso modo, non tutte le strutture sanitarie hanno a disposizione le strumentazioni necessarie per una corretta diagnosi.
  4. La gestione della disfagia è caratterizzata da un approccio multifattoriale, che coinvolge diverse professionalità. A causa di questo, la diagnosi, la valutazione e la terapia di questo disturbo è spesso eterogenea.
  5. Mancano del tutto, o sono insufficienti, i percorsi di formazione che offrano tutte le complesse competenze necessarie per affrontare la disfagia.
  6. Insufficienza di fondi, che spesso sono legati a specifiche patologie. Dato che la disfagia è un sintomo a eziologia multipla, è difficile che rappresenti il focus dell’attenzione degli investitori.
  7. Sono pochi gli studi clinici che si concentrano su questo fenomeno. Di conseguenza, la forza dei dati scientifici è minore, rispetto a quanto avviene per altri disturbi.
  8. Il poco interesse specifico sulla disfagia si traduce in una ridotta capacità di innovazione in questo ambito.
  9. A causa della natura eterogenea della sua eziologia, la disfagia vanta poche o nessuna associazione di pazienti in grado di attirare l’attenzione pubblica su questo problema, con tutte le conseguenze del caso.

5 strategie da cui partire per migliorare la gestione della disfagia
Nonostante gli ostacoli, esistono molti punti di partenza per migliorare le cose nella gestione di questo disturbo.

  1. La deglutizione è una funzione vitale per l’essere umano: è quindi facile capire che una corretta diagnosi e terapia della disfagia rappresentano un obiettivo prioritario per la salute pubblica.
  2. La multidisciplinarietà nell’identificazione e nella gestione della terapia, se da una parte rappresenta un ostacolo, dall’altra può invece rivelarsi un vantaggio: quando esperti con diverse competenze si affiancano per agire su un problema, il confronto tra loro permette di trovare soluzioni innovative, che uno specialista da solo non sarebbe stato in grado di vedere.
  3. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha messo a punto la classificazione ICF, che permetterà di valutare meglio l’impatto della disfagia, sempre più riconosciuta come disturbo di tipo olistico. In tal modo, l’interesse della comunità scientifica crescerà sempre di più.
  4. Lo sviluppo delle tecniche di imaging cerebrale offre nuovi strumenti per lo studio e la ricerca nell’ambito della disfagia.
  5. Recentemente, hanno visto la luce diverse terapie innovative, tra cui la neurostimolazione e nuovi approcci farmacologici.

Mai come oggi, la diagnosi e la conoscenza della disfagia sono state più avanzate. Tuttavia, vi è ancora molto da fare, per migliorare la qualità di vita dei pazienti: è indispensabile che questo disturbo entri nella lista delle priorità della sanità pubblica, facilitando la gestione multidisciplinare e collaborativa tra diverse specialità.

Valentina Torchia, Biotecnologa Medica, Science & Medical Writer, Master in Comunicazione e Salute nei Media contemporanei.
Fonte: Dysphagia. 2017; 32(1): 78–82.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5306342//

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